La Fontana di Trevi è la più grande ed una fra le più note Fontane di Roma; è considerata all'unanimità una delle più celebri fontane del mondo.
La settecentesca fontana, progettata da Nicolò Salvi, è un connubio di classicismo e barocco adagiato su un lato di Palazzo Poli.
Il tema della scultura è il mare. La scenografia è dominata da un cocchio, a forma di conchiglia sul quale è adagiata la grande statua di Oceano di Pietro Bracci, affiancata nelle nicchie laterali dalle statue della Salubrità e dell'Abbondanza, opera di Filippo della Valle; il cocchio è trainato da cavallucci marini, a loro volta preceduti da tritoni. Nella fontana, scultura e architettura barocca si compenetrano e si fondono perfettamente, in un suggestivo spettacolo acquatico.
Una celebre tradizione vuole che porti fortuna lanciare una moneta nella fontana volgendole le spalle, perché in questo modo si tornerà sicuramente nella città. Le monete, raccolte quotidianamente, vengono destinate dal comune di Roma ad opere caritatevoli.
È stata profondamente restaurata nel 1998, quando è stata ripulita ed è stato ammodernato e sistemato anche l'impianto idraulico
Fontana di Trevi e il cinema
Il mondo del cinema non è rimasto indifferente di fronte alla magnificenza ed alla fama della fontana di Trevi.
Il monumento è protagonista di una delle scene più famose del cinema italiano e, forse, di quello mondiale: in La Dolce Vita di Federico Fellini, Anita Ekberg si tuffa nella vasca, invitando Marcello Mastroianni a fare lo stesso.
Precedentemente, la fontana era stata protagonista del film statunitense Tre soldi nella fontana, dove la fontana del titolo è proprio quella di Trevi.
In Tototruffa 62 Totò tenta di vendere la fontana ad uno sprovveduto ed ignaro turista.
Probabilmente l'imponenza stessa della fontana è all'origine di leggende e aneddoti che le si infittiscono attorno.
Il lancio della monetina: la tradizione più conosciuta e persistente (citata anche nella canzone Arrivederci Roma) lanciando di spalle una moneta dentro la fontana ci si propizia un futuro ritorno nella città. Si ignorano le origini della tradizione, che però potrebbe scaturire nell'usanza di gettare nelle fonti sacre oboli o piccoli doni per propiziarsi la divinità locali.
Il comune di Roma ha deliberato che tutte le monetine recuperate sarebbero state destinate alla Caritas della capitale; di recente è stato però denunciata un'appropriazione indebita delle monetine da parte di altri individui.
L'acqua dell'amore: quando se ne attingeva ancora acqua da bere (e l'acqua di Trevi era considerata tra le migliori di Roma, per non essere calcarea come l'Acqua Marcia; oggi si usa solo per irrigazione e per alimentare le fontane), le ragazze ne facevano bere un bicchiere al fidanzato che partiva - bicchiere che poi frantumavano in segno e augurio di fedeltà.
L'asso di coppe: sulla destra della fontana c'è un grande vaso di travertino (detto Asso di coppe): le chiacchiere del tempo dicono che il Salvi l'avesse fatto mettere lì per disturbare la vista di un barbiere che aveva bottega lì a fianco e continuava a criticare il lavoro dell'architetto.
